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Catalogo
Salome  Opéra Royal de Wallonie-Liège  2011-06-08
Salome
Opéra Royal de Wallonie-Liège 2011

Salome 2011

Opéra Royal de Wallonie-Liège

Salome
€ 3.99
Preferiti
Titolo:
Anno:
20112013-12-26
Formato:
Sd
Lingua:
FR
Durata:
01:43:09
Sottotitoli:
Compositore:
Libretto:
Hedwig Lachmann
Regista:
Direttore d'orchestra:
Scenografo:
Costumista:

Salome Recensione StreamOpera

Salome di del compositore Richard Strauss andata in scena nel 2011 all'Opéra Royal de Wallonie di Liegi si segnala come allestimento ed esecuzione di riferimento. Innanzitutto per la scelta della versione eseguita, che è quella in lingua francese (Salomé) preparata da Strauss con l'auto di Romain Rolland sul testo originale del dramma francese di Oscar Wilde. Lo spettacolo, firmato da Marguerite Borie, con scene e luci di Laurent Castaingt e costumi di Pieter Coene, ricorre alla simbologia ma resta nella sostanza fedele al libretto.Non potendo possedere Jochanaan, e prima di pretendere dal patrigno Erode quella testa con la quale celebrerà il macabro rito finale che conosciamo, la Salome di questo allestimento si “impossessa” simbolicamente del corpo del profeta spogliandolo del lungo drappo rosso a pezze di tessuto cucito che lo avvolge. Arrotolandolo e portandolo via con sé, è come se la giovane volesse appunto appropriarsi del corpo del Battista prolungando idealmente l’effetto psichico del contatto fisico appena negatole. Con esso viene anche strozzato Narraboth, che non si pugnala a morte quando è profondamente urtato della violenza erotica provocata in lui dall'agire di Salome, ma viene appunto preso in mezzo alla morsa del drappo nel momento in cui tenta invano di distrarre la giovane principessa dal suo irrefrenabile desiderio. Quando poi Salome, dinanzi alla corte di Erode, srotola nuovamente il drappo rosso durante la danza dei sette veli, è come se volesse far partecipi i presenti dell’inappagato desiderio per ciò che non ha potuto possedere pur essendone irresistibilmente attratta, mentre la carica sensuale che si sprigiona dalla sua danza provoca nei dignitari l’effetto di un'eccitazione collettiva. Non paia poi casuale che Salome, senza aver baciato la testa mozza di Jochanaan, resti quasi in contemplazione dinanzi al capo mummificato di colui che avrebbe forse amato per davvero, non solo per fugace istinto sensuale. Ecco perché l’opera termina senza che i soldati la uccidano, perché è Salome stessa a decidere di eclissarsi nella profondità del pozzo dove Erode teneva imprigionato il Battista, come a volersi idealmente unire al corpo acefalo dell'uomo che l'ha conquistata. Le arti seduttive di Salome, qui delineate dalla regia senza quella bramosia erotico-sensuale spesso troppo sottolineata da alcuni spettacoli, rendono appunto la protagonista molto femminile, liberandola dalle perversioni alle quali è spesso soggetta, e punta ad una dissoluzione decadente mediata da visioni psicanalitiche di matrice freudiana, colte assai bene da scenografie semplici e lineari. La bilancia della “colpa” pesa pertanto con maggiore incidenza sulla corruzione della corte che circonda Salome, su quell'Erode ed Erodiade che escono da una grigia torre babelica a tre ordini di archi, attraversata da scale; una sorta d’incubo della psiche. La bacchetta di Paolo Arrivabeni, sensibile al tratto orchestrale simbolista che Strauss mostra nella versione francese, accompagna un vocale di altissimo livello, con l'Hérodiade di Mara Zampieri e l'Hérode di Donald Kaasch, interpreti teatralissimi, con il Jochanaan impaurito di Vincent Le Texier, ma soprattutto con June Anderson nei panni della protagonista, che al massimo delle sue possibilità vocali, dopo una carriera votata al belcanto dell'Ottocento italiano di Rossini, Bellini e Donizetti, si avvicina con voce calda e intensa a questo personaggio maledetto, simbolo dell'opera del primo Novecento.

Salome è da vedere perché: per conoscere la versione francese della partitura di Strauss in un allestimento di forte impatto simbolico e con una protagonista di estrazione belcantista.

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